Ma il destino?

2 Maggio 2018

Caro Edoardo,

dicono che il tempo aggiusti ogni cosa. Eppure perché se mi guardo indietro, alcune cose sono ancora fragili, sono ancora sbeccate e irreparabili? Altri ancora dicono che sia proprio attraverso le crepe che passi la luce, che si riesca a notare il lato positivo delle cose. E allora perché di alcune ancora ne vedo solo i lati negativi, quelli bui e tetri?

Il tempo forse non aggiusta tutto. Ci sono cose che succedono, davanti alle quali siamo impotenti. Il tempo frantuma ma non aggiusta. Forse semplicemente è inutile chiedersi anche il perché, forse accadono e basta, e tutto quello che possiamo fare è rimanere a guardare come spettatori.

Sin da quando ero piccola mi hanno insegnato che la vita non è e non sarà mai solo in discesa, ci saranno tanti momenti di sconforto, circostanze che ti toglieranno la forza e la voglia di riprendere il tuo cammino. Perché in fondo la vita metaforicamente è un cammino. Ci sono mille strade, mille scorciatoie, infinite salite e continue discese. Dentro sono sicura però che ci sia anche una sorta di destino, noi non siamo le scelte che facciamo, noi siamo nel cammino che è stato disegnato per noi. E forse è per questo che davanti a certe cose non si scappa, non ci sono vie di mezzo o  nemmeno una cura per guarirci dallo sconforto. Ogni cosa forse ha il suo tempo, ha il suo percorso e noi, noi non possiamo fare altro che andare avanti.

Quindi penso sia anche per questo che lascio che il “terremoto” faccia il suo corso. So che ho i miei momenti in cui quando tutto è nero, tutto permane nel suo buio totale. Non c’è scampo né una scorciatoia per accorciare il tempo del suo trascorso. Io rimango ferma, mi perdo sempre un po’ di più ma poi, poi mi ritrovo. Capita che sia una giornata di pioggia e senta dentro di me una sensazione di serenità e pace, o altre in cui c’è il sole che illumina ogni angolo della città e io percepisca la libertà nel mio corpo e nella mia mente.

Quindi aspetto, aspetto che giunga il giorno in cui mi ritroverò.

Ora però come te lo spiego di quanto questo buio sia infame, di quante cose si possano sentire in una stanza vuota e in una mente incastonata nelle sue convinzioni? Come te lo spiego che questi momenti mi distruggono totalmente, che azzerano ogni sentimento e volontà, che ti privano di quella vita che scorre nelle vene? Come ti dico che ciò che si diventa non è più la stessa persona che si pensava di conoscere, che dentro ti cambia, ti smuove organi ed emozioni? Forse sono giunta alla rassegnazione, e come mi è stato dentro, dovrei ripartire proprio da qui perché in fondo è un punto da cui ricominciare. Sarà che sono stanca, stufa e priva di energie mentali per rifarmi, per riniziare la mia rimonta. Se non ci fosse stata mia mamma in questi giorni non so come avrei fatto, non so come avrei fatto a trattenere dentro di me un tale casino che non può nemmeno essere spiegato razionalmente. Non ci sono parole sufficienti, adatte o precise per descrivere un tale tumulto, una tale devastazione.

Forse esagero anche ma è esattamente quello che provo: Solo un grande tumulto interiore, invisibile e impercettibile ma che è in grado di devastare tutto lasciando intatto l’esterno.

Lascerò che il tempo faccia quello che deve fare, che il mio “piano” si snodi e riacquisti la sua giusta forma. Forse qualcosa si è solo inceppato. Lo spero ma fino ad allora io rimango così, rimango con in mano i se, i ma e i perché.

Non mi basta più vedere la mia vita che va avanti, ora voglio sapere perché proprio il mio destino deve andare così. Qual è il senso?

Ti amo

Tua Caterina

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Can we start again?

Ho messo via un po’ di legnate, i segni quelli non si può. Che non è il male né la botta ma purtroppo il livido. Ho messo via un bel po’ di foto che prenderanno polvere, sia sui rimorsi che rimpianti, che rancori e sui perché. Mi sto facendo un po’ di posto e che mi aspetto chi lo sa, che posto vuoto ce n’è e ce ne sarà. Ho messo via un bel po’ di cose ma non mi spiego perché io non riesca a mettere via te.”

Ligabue1 Maggio 2018

Caro Edoardo,

come stai? Io sto. Oggi è stata una giornata molto particolare. Mi sono svegliata alle 6 dopo quattro ore di sonno. Ho fatto colazione con calma in cucina e poi sono tornata a letto per qualche ora. E’ stata mia mamma a svegliarmi, poco dopo sarebbe venuta a prendermi Daria. Oggi è il 1° Maggio e da un anno abbiamo dato inizio a una nuova tradizione: ogni anno, in questo giorno, prepareremo le cose e andremo a fare un bel picnic. Così oggi siamo andati all’Idroscalo e siamo state lì la giornata.

Ero terrorizzata, demoralizzata. Negli ultimi giorni ho mangiato poco niente e trovarmi davanti a una marea di cibo mi spaventava. Avevo il timore di perdere quel controllo che ero riuscita ad acquistare, e così, tra uno spritz e un altro, ho sentito la mente più libera, più leggera. La mente si era spenta e così tutti i miei pensieri. Ho mangiato tanto e senza pensarci. I complessi, quelli sono venuti fuori solo dopo, quando la mia mente ha ripreso la sua corsa.

Abbiamo passato una giornata splendida a ridere e scherzare, a parlare di cose serie e altre meno. Tu c’eri, non eri solo nelle mie parole o nei miei pensieri. Tu c’eri, mi scrivevi, ti facevi sentire. Dopo ieri edo, dopo quella lunga conversazione tra di noi, la tua assenza si è fatta sentire più della presenza di chiunque altro. E’ da una settimana che non ci vediamo e ogni giorno che combatto con me stessa, è un giorno in più in cui mi accorgo che ho bisogno di te. Forse hai ragione tu edo, devo smetterla di tenere tutto per me, devo smettere di non parlarti e temere a farlo, devo semplicemente avere il coraggio di dirti le cose così come stanno.

Forse, in qualche modo, mi sono solo accorta che le tue parole a volte mi toccano dentro, cercano di riparare un animo danneggiato, cercano di proteggere un cuore che batte faticosamente e, altre volte, fanno anche di più: toccano l’anima nella sua totalità.

Era da tempo che non piangevo con te, era da tempo che non mi sentissi singhiozzare dopo le tue parole. E stavolta non era per incomprensione o perché tu mi avessi ferita, semplicemente perché avevi detto tutte cose di me che io invece rinnego. I tuoi occhi mi vedono in un modo talmente meraviglioso che faccio addirittura fatica a credere che tu stia parlando proprio di me. Tu edo mi hai capito dentro e mi ami alla follia. Non potrò mai dimenticare le tue parole Io sono innamorato della Caterina serena ma anche di quella depressa. Di quella libera e quella con mille complessi. Di quella che si fa figa per uscire ma anche quella che mi accoglie in pigiama a casa. Io amo Caterina ma anche tutte le altre Caterine.

Ieri ci hai provato edo, hai provato a trasmettermi tutto il tuo amore. Ed è arrivato, è arrivato forte e chiaro. Non ha risolto le mie paturnie, le mie ansie o i miei tormenti ma ha fatto tanto, mi hai fatto sentire viva dopo giorni persi dietro me stessa.

Ora edo posso essere sincera al cento per cento, io ho fallito. Ho fallito in questa parte della mia vita e penso che ammetterlo sia la cosa più dolorosa. Sarà ancora più doloroso parlare a mio padre e ammettere che ho sbagliato, che non sono felice e che ho bisogno di cambiare. Me ne sono accorta tardi, questo sì ma non ho più intenzione di affrontare questa montagna. Non ho più intenzione di vedermi distruggere dalle mie stesse ansie e mostri. Ho sbagliato strada e se non metto la retromarcia ora non riuscirò mai a vivere serenamente. E quindi ecco la mia ultima scadenza, 7 Maggio 2018.

Aspetterò questo giorno con ansia e timore ma ormai ho preso la mia decisione. E questo percorso com’è iniziato finirà. E come dice una citazione di Baricco: Era finita. Era proprio finita, così è successo che ho deciso di andarmene. Chissà dove l’ho presa la forza per farlo”.

Non potrò mai dare una svolta radicale alla mia vita, forse devo solo partire dalle piccole cose per vedere dei miglioramenti. Lascerò che sia il tempo a dirmi tutto.

Ti amo

Tua Caterina

No medicine is strong enough

In my blood di Shawn Mendes

29 Aprile 2018

Caro Edoardo,

come stai? Com’è andata la tua giornata? Oggi ci siamo sentiti poco e il nostro saluto finale non è stato uno dei nostri migliori. Tu eri preso a cucinare e io a studiare. Mi hai parlato di te e del tuo lavoro e io di quello che avrei fatto oggi. Mi hai chiesto di partire con te domani e venire a Torino e io, ancora una volta, ti ho dovuto dire di no. Penso che sia l’ennesima volta che succede, io che ti ripeto di continuo di non dirmelo all’ultimo o ti racconto dei miei impegni, e tu che nuovamente te ne dimentichi. Ormai ho perso un po’ le speranze, ormai ho perso anche un po’ la voglia. Così quando mi hai chiesto di venire da te ho tagliato corto con una certa punta di seccatura e ti ho detto di no, che per stare insieme un’ora non avrebbe avuto senso. E così è stato: tu a casa tua e io nella mia.

La verità è che non è stata per niente una bella giornata. Ho studiato un po’ quello sì ma è come se dopo aver messo giù con te non sia più riuscita a controllare le mie emozioni. Succede sempre più frequentemente ed è diventato insopportabile. Sono scoppiata in un pianto lancinante: erano tutte le parole omesse, tutti i pensieri celati e tutte le lacrime incastonate nel petto da chissà quando. Mia mamma mi ha trovato dopo una decina di minuti seduta sul pavimento e si è seduta con me. E mentre fissavo il vuoto le ho confessato che non ne potevo più, che non volevo sentire più nessuno, che volevo solo dimagrire e che volevo mollare l’università. Ho più pianto che parlato ma l’ha sentita anche lei quella montagna che da mesi mi trovo davanti. Mi ha abbracciato, ha cercato di aiutarmi ma più ricevevo affetto più le cose peggioravano.

Era da tempo che necessitavo una spalla su cui esplodere e l’ho trovata nella persone che più mi comprende. Abbiamo parlato di te, dei miei amici e del mio futuro. Mi ha proposto di cambiare facoltà o di partire, di prendermi una sorta di anno sabbatico. L’idea non mi dispiace: via da qui, via da tutti e forse un modo diverso per ritrovare me stessa. E più ci pensavo più annullavo, più scomparivo dal mondo. Mi sono ripresa solo al E con Edoardo? E con Edoardo cosa vuoi fare? Non ci pensi a lui?

Ed è vero. E con te? Come si fa? Mia mamma me l’ha lasciata come spunto di riflessione e continuo a pensarci. E’ un martello che continua a rimbalzarmi in testa. La verità è che edo non so più cosa fare. Non so più cosa voglio, non so più di cosa ho bisogno per vivere serenamente. Ti amo infinitamente ma io mi sto perdendo ogni giorno di più e più cerco di farti capire che ho bisogno di te, più sento come se fossi sempre più sola. E fa male, sono giunta al limite.

Sono giunta al limite delle forze, della voglia e di lottare tanto inutilmente. Sono stanca di passare la mia vita lottando di continuo, sono stanca di sentirmi sola davanti ai miei mostri e sono ancora più stanca di sentire il tempo scorrere e avere la sensazione di essere bloccata nella fanghiglia.

Vuoi sapere com’è finita la mia giornata? Sono stata due ore sul letto con il volto rigato dalle lacrime fissando il vuoto. Mi sono ripetuta che tutto questo dolore me lo meritavo: non sono abbastanza per nessuno, sono solo un’incapace, sono un fallimento per gli altri ma soprattutto per me stessa ma soprattutto so che il mondo starebbe bene anche senza di me. Il macigno è diventato un monte che mi porta a fondo sempre di più.

Mi sono addormentata piangendo pensando che forse mi sarei risvegliata da quest’incubo eppure la vita non è cambiata. L’incubo che avevo lasciato, l’ho ritrovato quando ho riaperto gli occhi. E tu ancora non ci sei e ora non ci sono nemmeno più io definitivamente. Ho solo una gran voglia di piangere, di buttare fuori dal mio corpo tutto questo cibo inutile, ho voglia di pace almeno per un minuto. Un solo minuto in cui il mondo smetta di girare, in cui il tempo si fermi e io trovi il coraggio di vivere come prima. Senza paura, senz’ansia.

E quindi eccomi qui di nuovo. Ecco tutte le cose che succedono nella mia vita, ecco tutte le parole che tu non saprai mai. Ecco i miei pensieri celati, i pensieri di un’incolta, ecco i pensieri della persona che ti ama.

Forse proteggendo te da tutto questo gran casino, lo mostro a me stessa. Forse queste parole un giorno saranno davvero utili e non soltanto diretti al dimenticatoio.

Ti amo

Tua Caterina

“Ma un altro bicchierino?!”

Caro Edoardo,

Come stai? Io bene. Oggi è stata una giornata spettacolare. Mi sono persa nelle risate e soprattutto nei bicchieri di vino.

Sono andata alla festa sei sessant’anni di mio zio e ho rivisto i miei cugini e parenti. Ho passato la giornata con mio cugino Fabrizio e la sua fidanzata. Non te l’ho mai detto ma mio cugino Fabrizio è stato il mio grande amore e, anche a distanza di anni, la sua fidanzata mi ha confidato oggi che lui ha ancora un debole per me. Quando eravamo più piccoli eravamo “innamorati” e se non fossimo stati cugini probabilmente saremmo stati insieme.

Ogni volta che lo vedo è come un colpo al cuore. Non provo amore ma una grande infatuazione. Da piccolina mi abbracciava, mi proteggeva dagli incubi e mi offriva la spalla su cui piangere. Ci siamo sentiti di nascosto per tanto tempo anche quando mio zio preferiva di no sentendo che il nostro rapporto stava diventando troppo. Poi qualcosa è cambiato, a 14 anni ho sentito di voler condividere tutta me stessa con lui ma mi sono dovuta tirare indietro, sarebbe stato troppo. Un amore così non può andare avanti, non può avere radici se porta alla distruzione qualcosa. Così abbiamo lasciato stare ma dentro, dentro nel profondo manterrò sempre quella voglia del proibito, di un ragazzo che mi capisce in tutto e per tutto e che vuole solo farmi vivere la vita in una maniera nuova.

Non prendere queste parole come un tradimento, forse è solo l’effetto dell’alcol che non è ancora passato. Tu sei la seconda faccia della medaglia, sei uguale a lui. Lui però si fa meno pare e dubbi. A lui non interessa di nulla se non di godersi la vita e amare. Amare forte.

Ho passato il pomeriggio con lui, la sua fidanzata e mio fratello Matteo e ci siamo promessi che ci saremmo sentiti. Abbiamo già organizzato una mega festa per i primi di giugno. Penso che tu sia contemplato ma se non vuoi, io ci andrò lo stesso. Ho bisogno di divertirmi, ho bisogno di lanciarmi nella vita, ho bisogno di vivere l’adolescenza di cui mi sono privata, ho bisogno di ubriacarmi allo sfinimento e ballare tutta la notte. Ho bisogno di fare cavolate di cui pentirmi e di ridere senza fermarmi. Ho bisogno di essere me stessa. Ho bisogno di vivere edo. Con o senza di te. Ho bisogno di vivere la mia età.

E come si dice “in vino veritas”. E questa è la verità.

Ho bisogno di dire basta a tutto. Ho bisogno di me.

Ti amo

Tua Caterina

Da domani sarà tutto cambiato…

27 Aprile 2018

Caro Edoardo,

come stai? Com’è andata la tua giornata? Stamattina mi sono svegliata alle 7:30, era tardi e avevo circa mezz’ora per fare colazione, preparami e radunare le cose per l’università prima di uscire di casa.

Non ho mai amato i risvegli di fretta, in cui non hai nemmeno il tempo per realizzare che un nuovo giorno è iniziato. Così stamattina è stato un po’ un caos, una corsa contro il tempo per riuscire a svegliarmi e a comprendere che dovevo ricominciare la solita routine. La giornata è passata velocemente, mi sono fatta anche grandi risate con i miei amici e sono stata bene.

Dentro però ho sempre sentito una sorta di vuoto. E appena mi perdevo nei miei pensieri sentivo solo un grande niente e io diventavo parte di quel niente. Il tardo pomeriggio e la serata non stanno proseguendo al massimo. Verso le 18 sono uscita di casa perché ho capito che se ci fossi rimasta un minuto in più sarei scoppiata. Così, cuffie nelle orecchie e passo svelto e sono andata a fare una passeggiata. L’aria era fresca e la città totalmente in silenzio. Amo guardare i movimenti delle persone, il loro dialogare avendo però sotto la mia colonna sonora. Ho preso una bella boccata d’aria e ho cercato di calmarmi.

Tornata a casa la situazione però non è cambiata, mi sono chiusa in bagno e ho cercato di mandare giù quell’enorme magone che stavo cercando di seppellire da diverse ore. Mi ripetevo respira, respira. Una, due e tre volte così per mezz’ora. Mi sono sentita meglio, il caos è rimasto al suo posto e sono andata in cucina ad aiutare mia madre. Mio nonno si è seduto lì con noi.

So che dovrei essere meno dura e prendermela meno per cose dette da un nonno di novantacinque anni eppure le sue parole sono state come un’ascia nel petto Eh Caterina ma tu non fai proprio niente, non ti vedo mai studiare, sei una scansafatiche. Mia mamma ha cercato di difendermi ma dopo quelle parole è stato come se la terra avesse ripreso a tremare. E nulla è rimasto in piedi. Nulla. Ho finito quello che dovevo fare e sono scappata in balcone, sigaretta alle mani e ho pianto tutte le parole che non ho detto. Mi sono sentita impotente davanti alle emozioni, mi sono sentita sconfitta dalla realtà ed è stato tremendo. Penso che il peggio sia venuto dopo, la terra raramente trema una sola volta e infatti, a cena, ha tremato il doppio di prima finché non ho mollato completamente.

Non ho mangiato quasi niente, già da qualche giorno le cose stavano peggiorando e stasera ho capito proprio che stavolta proprio non va. Ci sto provando edo, sto provando a remare contro la corrente, sto provando a salvarmi eppure non funziona più. Quella montagna insormontabile, che tanto temevo, si è palesata davanti ai miei occhi più chiara che mai. E solo in un modo l’ho aggirata: prendermela con me stessa.

Scusami se le ultime pagine sono solo un ammasso di pensieri messi a caso, ma forse è meglio così. Devo pur mettere da qualche parte tutte le parole che non ti dico. All’improvviso hanno incominciato a pesare anche loro e non voglio che anche tu sia parte dei macigni che mi porto dentro. Non voglio rovinare anche l’unica cosa che, in certi momenti, mi dà la forza per crederci ancora; non posso rendere un errore anche chi mi ha salvato d’alcuni miei timori e paure.

E quindi scusami se parlo più del casino che ho in testa che di te ma ho bisogno di liberare il cuore da ciò che lo affligge, o almeno ci provo.

Se puoi, caricati qualcosa in spalla anche tu. Dicono che in due sia più facile. E se non vuoi, siediti tranquillo che da sola posso farcela. E’ sempre stato così.

Ti amo

Tua Caterina

 

I need to be brave

Leave a light on di Tom Walker

26 Aprile 2018

Caro Edoardo,

oggi ho capito una cosa importante. Per certe cose rimarrò sempre incompresa. Non ci saranno mai le parole adatte, i gesti più adeguati e non ci saranno nemmeno le persone giuste al momento giusto per portare via il terremoto che colpisce in agguato la mia mente. Sono sempre stata sola per certe cose e forse lo sarò sempre. Ho aspettato giorni infiniti nell’attesa dall’ancora giusta finché mi sono resa conto che l’unica ancora che mi permetterà di non affondare un’altra volta sono io.

Io devo essere la mia ancora. Non sono mai stata capace a prendermi cura di me per periodi prolungati, tutto come è incominciato è finito. Non ho mai avuto fortuna edo. Non ho mai avuto fortuna davanti ai miei problemi, lì ho sempre lasciati in cantina. Li ho sommersi di polvere finché non sono emersi come una bomba in grado di frantumare ogni cosa in mille schegge. E così ho sempre lasciato che il tutto facesse il suo corso e io rimanessi al suolo con quello che mi fosse rimasto.

Mi è successo a quindici anni con Lorenzo ed è risuccesso a diciotto. Ero arrivata a un punto in cui mi ero trovata una montagna insormontabile. Non sapevo più che strada prendere. Avevo un cuore che batteva, che supplicava pietà e che chiedeva che me ne prendessi cura. Ci ho provato in quel letto a dormire cercando di fermare i singhiozzi, ho provato a mettere la musica più alta che potevo per vincere i pensieri, ho provato ad affrontarli ma non ci sono riuscita. Non sono riuscita a proteggere il mio cuore e così un giorno ho sentito che non c’era più. Le mie emozioni erano scomparse, mi descrivevano addirittura anaffettiva. Io non provavo niente. Non sentivo più niente.

Non so perché ti stia raccontando tutto questo, non so perché ti stia raccontando di quel periodo edo. Ho solo paura che torni, che torni il silenzio nella mia vita. Ho paura che il mio sorriso venga divorato dalle parole che non dico, che i miei occhi si consumino per le troppe lacrime fino a prosciugarsi del tutto, che la mia vita diventi il luogo da cui voglio fuggire. Ti ho sempre detto che la mia paura grande era dire tre semplici parole a me stessa Te lo prometto. Ho paura che stia giungendo quel momento, il momento in cui tutto cambierà ma la svolta sarà ancora una volta quella sbagliata.

Non si scappa da una mente agguerrita, non si scappa da un cuore che supplica pietà, non si scappa dal senso di indegnità. Indegnità, indegnità, indegnità. Quante volte e quante persone mi hanno detto che non me ne sarei mai liberata. E per quanto tu possa odiare la psicologia o la psichiatria, la diagnosi era corretta. Ho avuto troppe etichette in vita mia, troppe diagnosi, troppi problemi mentali e fisici: persona affetta da depressione, autolesionista, soggetto sofferente di anoressia nervosa e bulimia con compensazione.Quante guerre devo ancora lottare per cancellare ogni etichetta? Quanti momenti dovrò ancora sopportare prima che passino del tutto? Quanti giorni devo ancora vivere prima che il passato rimanga passato davvero?

La mia vita non è perfetta. Non lo è mai stata e il problema più grande di tutto questo sono io. Sono io che faccio tutto quanto. Sono io che mi intrappolo da sola e costruisco, giorno dopo giorno, la mia gabbia sempre più grande. Ma come si fa a vent’anni a negarsi la felicità? Cosa mi serve edo?

Ci sono giorni in cui mi sembra di volare nella vita e altri di iniziare a impacchettare le valigie pronta a fuggire per sempre. Quante volte dovrò ancora negarmi la vita per paura di vivere? Ma alla fine io sono da sola in tutto questo edo. Oggi l’ho capito bene. E dunque se devo lottare, lotterò. Proverò a fare da scudo al mio cuore contro una mente tagliente. Perché io ci spero ancora, ogni cicatrice un giorno sarà un ricordo. Un giorno mi farò una grande risata a rileggere queste pagine, riderò così tanto che il mondo potrà solo tacere. Sarà la risata della vita che sboccia in un corpo.

Ma sino a che non troverò il coraggio, lascerò che il terremoto faccia quel che deve fare. Bisogna tremare almeno un po’ per riavere coraggio.

Ti amo

Tua Caterina

Da domani sarà tutto cambiato…

L’eternità di Fabrizio Moro ft. Ultimo

25 Aprile 2018

Caro Edoardo,

stasera ho solo un grande turbine di pensieri. Come ci si sente a essere fieri di se stessi? Da due giorni continuo a chiedermi se effettivamente sono fiera della persona che sono diventata e la risposta è stata un grande no. Non sono fiera di chi sono.

Prima mi sono seduta e l’unica cosa che mi sono resa di conto di aver fatto in questi lunghissimi anni è stato solo quello di vivere nel passato, mi sono legata al mio ieri e mi sono impedita di continuare la mia vita come tutti fanno. Mi sono stretta forte a ciò che pensavo fosse il mio tutto, a quello che sono stata per troppo tempo. E quello che mi ha portato è stato solo un grande niente. Sono fiera di ciò che sono? No, non lo sono.

Dentro ho solo un grande turbamento che porto addosso come un macigno. Sono indietro con gli esami, passo le mie giornate a pensare al cibo e non riesco mai a essere felice del mio riflesso nello specchio. Ecco edo, io mi sono persa. Mi sono persa nella mia mente, nel mio passato e di questo passato ci ho fatto una gabbia. Mi sento intrappolata in qualcosa più grande di me.

E no che non sono fiera di me. Mi vergogno di ciò che sono, porto il velo della vergogna addosso e mi sento morire, un pezzo alla volta.

Caro edo, anni fa pensavo che l’amore e l’amicizia sarebbero stati la risposta ai miei mali eppure non è stato così. Mi accorgo che non mi basta perché cercando di gestire tutto, ho dimenticato me stessa. Sono fiera di tante cose, delle amicizie che ho e della persona che “scelto” di amare ma vedi, non mi sento fiera di me. Anzi. Mi sono dimenticata di prendermi cura di me, di amarmi e soprattutto di costruirmi una strada per il mio futuro. Mi odio così tanto per questo edo. Mi sembra come se mi fossi dimenticata di quella diciassettenne che aveva la vita tra le mani, studiava giorno e notte e amava il suo futuro costruendolo passo dopo passo.

Ieri sera parlando te l’ho detto, se per essere soddisfatta di ciò che sono devo tornare ad essere quell’adolescente chiusa in casa con mille libri tra le mani, non avrò pietà. Mi chiuderò tra quattro mura e dirò grande basta a tutto. Tu ci sei rimasto e mi hai chiesto se anche tu fossi considerato in tutto questo, la risposta è sì. E’ un basta a tutto.

Caro edo, sono stanca. Sono stanca di sentirmi umiliata da tutti, tutti che raggiungono obiettivi e traguardi e io no. Non sono io questa. Non sono la persona che sarei voluta essere anni fa. Non so nemmeno come esprimere questo risentimento che provo, non ci sono parole adeguate ma solo tante lacrime. Le stesse che stanno cadendo su questa cavolo di tastiera. Scrivere mi fa bene, scava a fondo e tira fuori tutto quello che non riuscirei mai a dire.

Ci ho provato edo, ho provato a riniziare ogni giorno ma non ho mai avuto il coraggio di farlo del tutto. Mi sono sempre portata dietro i fardelli di qualcosa che mi ha cambiato totalmente. E ora mi chiedo, dove sono finita edo? Dov’è finita quella Caterina?

Tu non l’hai mai conosciuta e forse è un male, forse ti sarebbe piaciuta. E’ da due giorni che sento la sua mancanza, la sento ovunque: guardando foto vecchie, riguardando i libri del liceo e solamente ripensandoci. Dicono che vivere di passato sia sbagliato eppure io non riesco ad andare avanti. Non riesco perché in quel passato c’è tutto il mio essere.

La persona che conosci oggi non sono io, non sono quella Caterina di un tempo. Sono finta, sbagliata e totalmente incomprensibile. Un enigma arduo che nemmeno io riesco più a risolvere.

Cosa devo fare edo? Come faccio a risvegliarmi da questo incubo che mi sta divorando attimo dopo attimo?

Ti prego aiutami. Aiutami tu perché da sola non riesco a vivere così.

Vorrei che fossi qui, vorrei che mi dicessi che va tutto bene e domani questo dolore sarà solo un grande ricordo. Sappiamo bene però che non sarà così. Ma ti prego mentimi lo stesso. Ho bisogno di scappare per un po’ dal peso della realtà.

Caro edo, ti prego dimmi che tutto questo è un grande incubo da cui posso svegliarmi. Ti prego dimmi che io non sono realmente la persona che sono adesso.

Ti amo

Tua Caterina