Il peso della mente.

Ho pensato tanto a come introdurmi in un blog, è tutto così nuovo per me, così strano che mi sembra quasi assurdo che lo stia facendo. Eppure, nell’ultimo anno, ho capito che scrivere è l’unico mezzo per mettere in ordine la mia mente, riordinare i pensieri, renderli più chiari e meno pesanti, scrivere mi è fondamentale, mi salva ogni volta da una mente che diventa troppo assillante, troppo tetra, troppo pesante.

Iniziamo quindi dalle basi ma soprattutto dal principio. Mi chiamo Caterina, ho quasi vent’anni e vivo a Milano. Sarebbe scontato dirvi che amo scrivere ma dietro di me c’è molto, molto di più. Se dovessi descrivere le persone direi che posso classificarle in “tanta apparenza e poca sostanza”, “tanta sostanza e poca apparenza” e “tanta sostanza”. Ecco io navigo tra le ultime. Sono una ragazza semplice fuori, tutti mi dicono che sono molto bella, che i miei occhi azzurri e le lentiggini affascinerebbero chiunque ma io non ci ho mai ho creduto veramente. Perché? Sono molto insicura, vivo di sensibilità e timidezza estrema. Posso sembrare semplice al di fuori ma dentro di me si cela una mente che è più che complicata.

Mi sembra chiaro dovervi parlare della mia storia, di quella vera, di quella che mi ha fatto diventare la Caterina che conoscete e conoscerete oggi. A 14 anni mi sono ammalata di una malattia, di un mostro più celato che evidente. Ero troppo giovane per conoscerlo, per sapere di cosa si trattasse. Al tempo ero ancora convinta che il male non mi avrebbe mai avuta ma me ne sono accorta troppo tardi, il mostro si era già impossessato di me, o meglio, io stessa ero diventata un mostro. Già a 13 anni ho capito che c’era qualcosa che in me non andava più, che la mia mente non era più colorata, innocente e pura. No, dentro aveva iniziato a regnarvi l’insoddisfazione, il non andare mai abbastanza bene, il vedere la felicità come un qualcosa di meraviglioso ma non destinato a te. Insomma a 13  anni avevo già iniziato a farmi del male, ad infliggermi del dolore, ebbene sì, avevo incontrato l’autolesionismo. Era un continuo punirmi di un qualcosa che nemmeno io sapevo, era un voler morire ma non farcela mai veramente. Ogni sera era un incubo, un lavandino, rasoi rotti e una Caterina che supplicava pietà. Una pietà che mai arrivò perché si sa, noi siamo i giudici più duri soprattutto quando dobbiamo condannare noi stessi. Un giorno però ebbi uno spiraglio di luce e lo confessai a mia madre, era ormai impossibile trovare scuse fondate per non fare il bagno, per non mettere canotte o vestiti. E’ lì che però caddi nell’abisso.

La mia mente non mi perdonò mai di aver fatto sapere il mio piccolo grande segreto. E così dovetti trovare un’altra soluzione, più efficace per sparire e per dar meno impatto visivo. Alla mia mente serviva una strategia più lenta ma molto più potente. E così, all’alba, dei miei quasi 15 anni strinsi un patto con me stessa. Un patto che una volta stretto nessuno avrebbe mai potuto cancellare. Quella sera incontrai l’anoressia. Al tempo pesavo 64 kg, ero in carne e non ero certo la ragazza dei sogni di qualcuno, o meglio non lo ero nemmeno dei miei. Il mio patto durò fino ai 16 anni. Crebbi ma così crebbe anche la mia mente, la voce che era in lei e soprattutto crebbe il numero di kg persi. Iniziai come tutte a nascondere il cibo in fazzoletti o tasche, lo buttavo o semplicemente lo eliminavo. Come? Come farebbe qualsiasi mente malata. Vomitai solo due volte perché venni beccata subito. “Di più cati, devi fare di più lurida” e così iniziarono i lassativi, le continue abbuffate, le camminate durante la notte e gli addominali in bagno. Iniziarono le camminate infinite e la stanchezza perenne. E così la mia sveglia rimaneva fissa sulle 4 di notte e lì iniziava, iniziava la caccia della bilancia per la casa.

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Quasi mi vergogno a mettere a nudo tutti questi miei segreti ma è giusto che si sappia che l’anoressia non è una scelta, vieni scelta e nemmeno te ne rendi conto. Diventi una schiava/o e non puoi dire “no”. Un “domani smetto” è una promessa che nessuno manterrà mai perché la verità è solo una, tu domani non smetterai. E io tantomeno lo feci.img_6182.png

27 Settembre 2013, un giorno indimenticabile, parole che mi uccisero “Se fosse arrivata domani sarebbe stato troppo tardi”. E così mi ritrovai in un letto d’ospedale, a pesare 39 kg e con una bradicardia che ormai mi stava uccidendo. La verità però è che io ero già morta, fin troppo tempo prima. Di me rimanevano solo le macerie.

IMG_6167E da lì la mia vita cambiò. Da quel giorno conobbi l’anoressia e venendo curata 24 ore su 24 in un centro day hospital sono tornata a vivere. Non c’è voluto un mese, ci sono voluti anni, ricadute continue, amicizie finite, addii d’amore ma soprattutto continui tentativi di rinascita.

Oggi sono rinata. Non so quanto peso, l’ultima volta quasi 60 kg. Un peso fantastico per la mia altezza, fin troppo sano. Ma non voglio parlarvi di peso ulteriormente, voglio parlarvi della vita, di me, di ciò che c’è oltre l’orizzonte. La mia mente, così tetra, così cupa, così invogliata a finire nel fuoco, nel voler sparire è stata curata dall’amore giusto, da parole d’affetto, da abbracci amichevoli ma soprattutto dalle cure mediche giuste.

Oggi sono Caterina e sì, io amo, amo la vita come mai ho fatto prima. Amo i suoi aspetti negativi, amo il suo tempo grigio con la grandine, la amo con il sole accecante e un caldo torrido. Amo la vita anche quando ogni cosa mi rema contro, quando mi sembra di non farcela. La amo perché ho vinto la morte e so che posso superare tutto.

 

Una cosa che ho capito è che la vita non è perfetta, è fin troppo imperfetta. Ha le sue giornate no, i giorni terribili scolastici con interrogazioni e verifiche, ci sono gli esami universitari, un amore che finisce, il dolore di un lutto ma c’è tanto, tanto per cui sorridere, per cui vale la pena mettere un piede davanti all’altro e andare avanti nella vita.

Tu, tu che leggi credimi. La vita non è brutta. È una malattia, è il buio, l’oscurità che ti fa cieca/o. Tu che leggi, credimi. C’è molto di più, è tutto oltre la paura, è oltre l’orizzonte, dove il coraggio regna. A 19 anni posso dirvi che la mia lotta non è finita, sono spesso nella tempesta ma so navigarci, ci riesco perché so che c’è molto, molto per cui vale la pena lottare, vivere e sperare. Ho detto addio a tante persone, a un amore nocivo, ad altre che non ce l’hanno fatta a stare dietro alla mia mente. Non le giudico, le perdono, nemmeno io ce l’avrei fatta ma soprattutto mi sono perdonata io. Mi sono perdonata per il male che mi sono fatta, per i tagli, le bugie, per tutte le volte che il mio petto mi faceva male e l’unica cosa che sapevo dire era “smetti, smetti di battere”. Mi sono perdonata e ho fatto una promessa, a me e alla vita. Non sarei crollata più e non lo farò.

Oggi ho una migliore amica splendida, come una sorella. Ho un ragazzo che amo alla follia, ho una famiglia che mi vuole bene e finalmente riesco a stare in piedi da sola. Da sola senza farmi del male. Uscire da questo tunnel sembra impossibile ma non lo è, è possibile. Ci vuole tempo, pazienza e forza ma soprattutto bisogna crederci e volerlo. Se non c’è la volontà non si va da nessuna parte.

Concludo questo post dicendovi una frase che mi disse la mia dottoressa e che rimarrà sempre con me. Immaginatevi su un treno, con tutte le persone a voi care e altre che invece non conoscete. Guardate i paesaggi che passano, alcuni sono più belli, il sole è limpido e luminoso, altri luoghi invece sono più bui perché le nuovole coprono la luce ma, soprattutto, fate attenzione alle fermate. A molte di queste, tante persone a cui volete bene scenderanno, alcune di loro risaliranno a fermate successive ma altre invece non lo faranno. Però saliranno altre persone e chissà che in treno non ci possiate scambiare due chiacchierate e trovarvi bene insieme. Ecco, il treno è la vostra vita e si fermerà solo quando lo deciderete voi, solo quando scenderete voi dal vostro treno.

E io vi auguro con tutto il cuore di non scendervi mai, continuate a viaggiare nel viaggio unico, chiamato vita.

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