In continuo viaggio.

Oggi, ormai come tante delle mie giornate con la pioggia, sono piuttosto pensierosa, e così svolgo le stesse azioni che faccio ogni sera. Finisco di cenare, vado in cucina, mi metto su il caffè e poi, con la tazza piena e bollente in mano e il mio drum fatto, vado in balcone. Non mi importa se faccia caldo, se faccia freddo o se piova o ci sia il sole. E’ il mio momento, quello che preferisco di più in assoluto.

Il mio momento? Sedermi a guardare il cielo e pensare con la musica a tutto volume nelle orecchie. Un rituale semplice, forse stupido ma per me sempre unico. Oggi sono più malinconica del solito, è stata una giornata difficile. Ho pianto tanto, ho preso il mio primo 18 ad un esame, ho vagato per siti universitari in cerca di un’altra facoltà, di un’altra università. Poi un messaggio, un audio lungo di una persona inaspettata che mi ha fermato. Ha fermato quel vortice di paranoie e colpe che mi stavo già addossando. Sapete ho solo 19 anni ma, il più delle volte, le sconfitte personali le vedo come scogli insormontabili.

Stasera sono qui seduta e penso che, come sempre, la letteratura mi salvi. Amo leggere, colleziono frasi di grandi poeti e letterati. Perché? Mi fanno sentire meno sola, capita. Come direbbe Alexandre Pope, la vita dell’uomo è un secondo e lui non è altro che un punto dell’universo, e l’uomo non è imperfetto bensì è della perfezione che gli è propria. Quanta verità in così poche parole. Da sempre ho perso tempo a raggiungere una perfezione effimera, ho cercato di cambiare in tutti i modi ma la verità è che la perfezione che cercavo era sempre ben distante da me, o meglio, non l’avrei mai raggiunta. Ho capito che non possiamo essere ciò che non possiamo essere ma solo ciò che siamo. Noi siamo molto più di un corpo, siamo anima e cuore. E io mi sono stufata, stufata di cercare di cambiare sempre. Perché si, non saremmo mai perfetti per nessuno. Ho ancora le mie giornate no, mi guardo allo specchio e l’unica cosa che vorrei fare è uscire da questo corpo che non sento mio, lo vedo come un nemico e poi c’è lui. Lui che, celandosi dentro di me, emerge pian piano. Parte dallo stomaco e arriva fino alla mente. Un urlo tanto silenzioso quanto assordante. E’ l’urlo dell’insoddisfazione, della colpa, della rabbia ma soprattutto della voglia di vedermi in pezzi.

Così guardo il cielo. Lo guardo e vedo così tanta meraviglia, nuvole, gocce d’acqua, aerei che decollano ma soprattutto sento l’aria. I miei polmoni si riempiono e prendono aria fresca e tutto, tutto finalmente si calma. Non c’è una soluzione al dolore se non resistere. Bisogna lasciare che faccia il suo corso, sentirlo e farlo passare. Il dolore non va nascosto, va sentito forte e chiaro in ogni parte del corpo. E così l’ascolto ma vado avanti. E guardo quello stesso cielo che mai mi ha deluso. Mi ha sempre dato speranza la mattina con le sue albe mozzafiato e i suoi tramonti che mi infondevano tranquillità in quelle notti in cui tremavo. E così come ogni sera ripenso a quanto mi circonda, a quanto ho, a quanto ho perso e quanto ancora devo lottare.

Nel pieno della malattia vivevo di negatività, vivevo nella mia mente e passavo il tempo a scrivere cattiverie su di me, numeri vari e frasi tristi. Era una continua condanna. Ora no. Ora ho la vita nella mente. Regna sovrana ogni giorno. Mi chiedevo spesso quando sarei scomparsa, quando finalmente avrei avuto il coraggio di farla finita, ora no. Ora resisto.

Ogni volta che sto male penso a lei, una ragazza che in soli nove mesi mi ha dato l’anima e ha riempito le mie giornate di sorrisi, risate, canzoni e le ha trasformate in magia. Penso a lui, un ragazzo così diverso da me, che temo sempre un po’ ma che mi ha dato più di quanto chiedessi. Ho riscoperto cosa vuol dire avere le giornate piene, piene di cose da fare. Ho riscoperto l’amore, quello vero quanto raro. Ho riassaporato il piacere di un piatto di pasta senza sapere le grammature, ho imparato a vivere con altre persone senza rinchiudermi in me stessa e con la mia voce. Ho incontrato in un anno solo tutto quello che volevo. Non l’ho cercato, mi sono fidata. Mi sono fidata del viaggio che da 19 anni faccio. Mi sono fidata della vita. Non mi ha delusa, mi ha dato tanto, mi ha portato gioia e amore, mi ha portato fiducia, sbandamenti vari e giornate tristi e uggiose. Mi ha portato momenti felici e altri più tristi. Una frase dice “Chi si ferma è perduto”, ecco, ora che corro non voglio fermarmi. Non voglio fermarmi nella mia mente, una gabbia oscura e masochista. Voglio correre, inciampare e rialzami. Voglio resistere con le lacrime agli occhi, le ginocchia sbucciate e le nocchie dolenti. Voglio vivere. VIVERE.

Tu che leggi, tu che probabilmente ti senti persa/o, ti senti senza forse e con la voglia di mollare, beh ascoltami. Fuori, fuori da tutto, dalla tua mente, da questa voce che ti impone ogni cosa, c’è il mondo. Il mondo ti aspetta, Anche quando vorrai crollare non lo fare, abbi fede. Tutto arriverà, forse non subito, forse non domani ma ti prometto che arriverà. Tempo addietro non avevo niente, non volevo sentire nemmeno il mio cuore battere mentre oggi lo sento, lo sento e sorrido. Sono viva, sono sopravvissuta alla tempesta anche quando ero a pezzi, morta mentalmente e priva di forza. Sono viva e sono grata di aver avuto l’occasione per esserlo. Sono grata a qualsiasi Dio o persona ci sia lassù. Perché, seppur sia stata una giornata da dimenticare, sono viva, sono sopravvissuta e sì, sono stata nella tempesta ma ho vinto.

RESILIENZA.

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