Lui. (Parte 1)

Vi racconterò la storia più grande, quella che mai ho raccontato, quella che è rimasta nel mio cuore e per sempre rimarrà.

Quando si è giovani si guarda il mondo con occhi diversi. Occhi aperti, pronti a cogliere ogni cosa. L’unico pensiero è quello di fare qualcosa di grande, qualcosa per cui essere ricordati. Si guarda alla vita con speranza, fiducia ma soprattutto si è ambiziosi, tanto. Quante volte vi siete detti da piccoli “Farò la maratoneta” o Farò la ballerina”. Io, a quest’ora, sarei un miscuglio eterogeneo di maratoneta, insegnante di matematica e medico. La verità è che quando si è  giovani si hanno mille sogni e tanta curiosità. La mia? La più grande era trovare presto l’amore, conoscerlo e assaporarlo.

Allora incominciamo da qui, incominciamo proprio dall’inizio, da quando l’incontrai.     A tredici anni ero solita giocare ancora con la Playmobil, vivevo di amici immaginari e di grande insicurezza. Non mi sono mai sentita quella giusta, quella adatta alla circostanza, piuttosto ero “quella”, quella che stava in disparte, quella che annuiva e stava in silenzio. Insomma ero quella “c’è ma non c’è”. Se non ci fossi stata probabilmente nessuno l’avrebbe mai notato. Ero giovane, con la vita davanti ma i giorni passavano senza sosta tutti allo stesso modo e io li guardavo semplicemente scorrere via, sognavo in grande ma soprattutto in largo. Sognavo che presto un principe sarebbe arrivato su un destriero bianco, con la spada in mano pronto a lottare contro i mostri della mia solitudine. Avrebbe spazzato via in un solo istante la depressione da lutto, l’ansia d’abbandono e l’inadeguatezza che mi portavo addosso, giorno dopo giorno, trascinando i piedi al suolo da troppo tempo.

Un giorno però lo vidi, o meglio, mi sembrò di vederlo. “Ei straniera”, una frase semplice, quasi insensata ma che in un istante mi fece sentire “vista”.  Quel ragazzo, si chiamava Lorenzo, aveva sedici anni e frequentava la mia scuola. Era bellissimo, magro, muscoloso il giusto, occhi castani e sorriso incredibile. Mi ci volle molto tempo prima di conoscerlo effettivamente dal vivo perché tutto iniziò in modo assurdo, inspiegabile; iniziò proprio da quel messaggio, sulla mia bacheca di Facebook e da lì la nostra storia prese vita. Non credete, non è una storia qualsiasi; si sanno come sono i libri “e vissero per sempre felici e contenti”, ecco questa non è il caso ma per anni il mio cuore si alimentò di questa speranza.

Da quel messaggio passarono giorno, mesi indimenticabili. Un’estate intera fatta di videochiamate fino a tardi, risate ma soprattutto amore. A volte quasi mi dimenticavo cosa fosse stata la mia invisibilità, tutto con lui era più impacciato , più tenero, più bello. Lui aveva la forza e la capacità di farmi vivere come nessuno, quello che mi diceva aveva sempre un filo di ironia, di spensieratezza in più che mancava nella mia vita e che veniva nutrita ogni volta alle ore 19 esatte. La nostra ora, il nostro appuntamento, semplicemente noi. Ho passato giorni e mesi a guardarlo con occhi sognanti, a scambiarci segreti, i più brutti e i più belli. Eravamo migliori amici, confidenti, sconosciuti in un solo momento. Eravamo tutto e in quell’essere tutto nessuno ci avrebbe distrutto più.

Ricordo ogni cosa, le canzoni stonate dietro una webcam, il cibo del Mc Donald al parco, lui ed io su una panchina, io con la sua giacca per non prendere freddo. Chiunque ci guardava ci invidiava, invidiava quella scia che lasciavamo quando passavamo. Forse vi sembrerà che ingigantisca le cose, eppure non è così. La verità è che se due persone si amano sono belle, emanano una luce unica, e noi, noi eravamo il sole. Passarono due anni di noi, due anni di amicizia dove però il sentimento si era ormai radicato. A volte celi sentimenti perfino a te stesso, a volte li nascondi perché non li credi possibili o, a volte, non li riconosci e basta. E quando me ne accorsi era troppo tardi.

Da io e lui divenimmo “Io, Lui e Lei”. Non mi disse mai di essersi interessato ad una mia compagna di classe, mai mi disse che tentò di baciarla, mai mi disse che il nostro tempo forse era semplicemente finito. Lo guardai più volte con gli occhi di chi dentro di sé tiene, come direbbe Meredith di Grey’s Anatomy , un “Scegli me, ama me”. Non ci sono parole per descrivere il suono di un cuore spezzato ma se, al tempo, lo avessi riconosciuto avrei detto certamente che il mio ci era andato vicino. Io non esistevo più, ero tornata l’invisibilità, quella che “c’è ma non c’è” mentre lui e lei erano diventati un “loro”.

Non vi parlerò di quei mesi, non vi racconterò il dolore provato e le lacrime versate. Non vi parlerò nemmeno dell’assenza, vi parlerò del dopo perché sì, due cuori destinati di certo non possono finire così, noi non potevamo finire così. L’amore può finire, sì quello sì, finisce quando la passione diminuisce, quando guardarlo negli occhi non ti farà più venir voglia di fare l’amore, di condividere con lui o lei la tua giornata, l’amore finisce solo quando rimangono i “ma” e i “se” ma li si tiene per sé. Il nostro amore non era così, noi avevamo lasciato troppo in sospeso, troppi discorsi interrotti, troppi piani da finire, troppi abbracci da darci e un bacio, quel bacio da darci, il nostro primo bacio.

Un giorno, un giorno di quelli dove regna il caos e il disordine mi chiese di vederci a scuola, in veranda. Il nostro posto, il posto dove ormai durante l’intervallo spendevamo i quindici minuti più belli di sempre. Quel giorno lo ricordo bene, ci sedemmo in un’ altra panca, distante e più appartata delle altre. Quattro occhi che si scrutavano dentro, leggevano il dispiacere nell’altro, due chiedevano rassicurazione mentre gli altri perdono. Nello scrutarsi ripresero ad accendersi, come si fossero capiti subito. Fu in quel momento che lo vidi, lo vidi avvicinarsi a me per poi baciarmi. Nulla fu più lo stesso, da ragazza abbandonata, ferita vidi crollarmi vicino quello scudo che mi ero costruita. Fu un attimo che durò un’eternità. Il cuore riprese linfa vitale e iniziò a battere, come mai ebbe fatto nei mesi e anni precedenti. Fermarlo era impossibile, è infatti impossibile fermare un cuore che batte, soprattutto se batte per amore. Puoi provarci, puoi sperare che diminuisca o che l’altro non se ne accorga eppure io, non lo trattenni, anzi lasciai che l’emozioni si prendessero tutto di me. Fu un bacio sì, un bacio che però mi rigò il volto di lacrime di gioia.

E capii finalmente che lo amavo, lo amavo da quel “Ei straniera” ma soprattutto lo amavo tanto. E così a 15 anni pensai di aver trovato il mio cavaliere, lo vedevo come un principe che era lì, vicino a me pronto a lottare al mio fianco contro un mondo che nessuno dei due accettava. Eravamo speciali a modo nostro, odiavamo il mondo e le persone che ne facevano parte e per la prima volta, uno vicino all’altro ci sentivamo invincibili, pronti a fronteggiare le avversità della vita.

 

 

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One thought on “Lui. (Parte 1)”

  1. Come Cristina Yang disse a Meredith Grey “Tu sei la mia persona” .
    Incontriamo persone, ci affezioniamo, pensiamo che non se ne andranno mai, ci illudiamo forse. Alla fine però se non sperassimo, se non immaginassimo, la vita cosa sarebbe? La nostra immaginazione si spegnerebbe.
    Gli adulti ci dicono di non prendere alcune amicizie troppo sul serio, di non restarci male. Penso che siano cose che si imparano solo con il TEMPO.
    Mi rispecchio un po’ nella te tredicenne di allora. Anche io all’età di tredici anni quasi quattordici a volte mi sento invisibile; mi sento come se fossi un “vedo/non vedo”.
    Aspetto la mia persona, la cerco. Forse dovrei solo aspettare, dare tempo al tempo.
    Hai scritto un “post” bellissimo ❤
    -shadesofasunflower

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